Regola n°1
In questo blog
non parlo di me stesso;
Regola n°2
Questo blog non ha attinenza
con la realtà;
Regola n°3
Tecnicamente questo non è un blog;
Regola n°4
Questo blog è Godeliano, nel senso che è intrinsecamente contraddittorio;
Regola n°5
In questo blog è permesso fumare;
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L' ex-onorevole guardava attonito i numeri che scorrevano velocemente sulla banda rossa, giusto sotto l'inquadratura di due che pomiciavano su un letto sfatto. C'era stato il temuto tracollo: il parlamento, la sua seconda casa, il luogo di tante battaglie politiche, d'ora in poi gli era precluso.
Pensò a tutti quegli operai che avevano scelto l'altra parte senza esitazione, come sempre, come quando preferivano un premio in nero ad un estintore nuovo.
L'ultimo aggiornamento delle proiezioni gli procurò quasi un dolore fisico alle retine, presto seguito da un senso di vuoto e da una invincibile spossatezza. Di sotto, il mormorio degli assistenti, delle segretarie, dei giornalisti, dei colleghi di partito era diventato un brusio insistente che riusciva ad attraversare la porta sbarrata. Aspettavano un discorso che l'onorevole non aveva ancora pensato. Un discorso impensabile.
Si rivide giovanissimo, una mattina di un primo maggio di tanti prima. Anche allora non sapeva se sarebbe riuscito a dire qualcosa davanti al microfono e a tutte quelle bandiere rosse che garrivano al sole.
Fu allora che un lampo di consapevolezza, come uno stiletto di ghiaccio nella parte razionale del cervello, gli fece capire cosa doveva dire.
Al microfono non ebbe alcuna esitazione.
“La nostra missione è finita...la classe operaia ormai cammina con le sue gambe. Ci mancherà, ma non ha più bisogno di noi. D'ora in poi andrà per la sua strada. Auguro a questa nostra compagna di viaggio di tanti anni...”
Il suo discorso in diretta fu interrotto dalla pubblicità di una vasca per idromassaggi. La modella nuda nell'acqua gorgogliante - ovviamente - fece ritornare l'indice d'ascolto a valori accettabili.

Diossine, cianati, benzene, diossido di zolfo, polveri sottili, ceneri e metalli pesanti. L'atmosfera odorava di quegli effluvi tossici.
Con occhi nuovi lui guardò la notte su quel caos edilizio che gli uomini chiamavano urbanizzazione, apprezzò vagamente deliziato quei roghi spontanei che fumigavano ammorbando l'aria sotto il vulcano spento. Quegli uomini non avevano battuto ciglio quando li aveva mandati in giro per causare tumulti e proteste. Per fermare la raccolta delle montagne di rifiuti che marcivano nelle strade. Loro pensavano che fosse a causa di quell'inefficiente sistema di scambio chiamato denaro. La creatura, in quelle disgustose sembianze umane, pensava invece ai siti di nidificazione nascosti sotto le discariche abusive che aveva impiegato anni a creare. Pensò a quelle tenerissime larve di un metro e mezzo che strisciavano nel sottosuolo inquinato dai liquami, tossici per ogni altro genere di vita. Ebbe una visione della loro infantile voracità, immaginò quelle loro mandibole che spolpavano in pochi minuti una bufala al pascolo. Ne fu compiaciuto. Ma non era ancora il momento.
L'ecosfera non era ancora quella giusta. Ancora un po' di diossina nell'aria e finalmente sarebbe sembrata una mite primavera del suo pianeta lontano.

Base di Guantanamo Bay – Area di Confinamento Speciale
Anche la Jihad ha le sue leggi: per ottenere l’interesse dei finanziatori e nuove armi bisognava fare qualcosa che attirasse l’attenzione dei giornalisti occidentali. Perciò catturammo quei due e li tenemmo per qualche giorno nascosti nelle colline. Ma nessuno denunciò la loro scomparsa.
Un giorno Yusuf cominciò a dire che erano spie. Ma a me non sembrava.
Loro dicevano di essere “Norvegesi” e che dovevano studiare le rovine di qualcosa. Gente innocua. Uno era piccolino e giovane, l’altro grosso e più anziano. Entrambi erano sempre gentili e tranquilli, anche quando li incappucciavamo per trasferirli. A dire il vero non c’era tutta questa necessità. A Kabul dicevano che non mancavano europei e così non c’era nessuno a cercarli. Niente elicotteri, niente governativi, niente Nato. Yusuf allora volle riprenderli per vendere la cassetta ai giornalisti, e dimostrare che avevamo in mano due occidentali. Ma la cosa buffa era che quando cercavamo di riprenderli la telecamera si guastava. Cioè, sembrava funzionare, ma la cassetta era vuota. Come inquadravamo qualcos’altro tutto ritornava a posto come se uno spirito maligno aleggiasse sui due ostaggi. Yusuf era fuori di sé dalla rabbia.
Dopo l’ennesimo frustrante tentativo, gli parve di cogliere un sorriso nel più giovane. Quasi di sfida. A dire la verità a me sembrava la sua solita espressione cortese, ma Yussuf era talmente fuori dai gangheri che afferrò il suo fucile mitragliatore e glielo scaricò addosso.
Eravamo tutti così meravigliati per quello che era successo che non ci rendemmo subito conto che il più grosso si era liberato. Lo vedemmo andare verso il corpo del suo amico e prendere il cadavere sanguinante delicatamente in braccio. Come se fosse suo figlio. Infatti dopo un po’cominciò a cullarlo cantando una nenia strana che non avevo mai sentito. Alla fine lo stese per terra e gli accarezzò il viso. Poi si alzò in piedi e si voltò verso Yusuf.
”Tu non sai quello che hai fatto.” disse in perfetto Pashtun. E pensare che sino a quel momento eravamo tutti convinti che parlassero solo la loro lingua.
Yusuf era uno che non aveva paura di niente, diceva di aver ucciso un russo a mani nude, figuriamoci se si lasciava intimidire da un grasso occidentale pensavamo noi. Ma qualcosa nello sguardo dell’altro lo fece indietreggiare, come se avesse dimenticato di essere circondato dai suoi uomini e di avere un AK-47 con la canna ancora fumante in mano. Poi sembrò riprendersi
”Allah-U Akbar!” gridò come se stesse festeggiando una vittoria, e noi meccanicamente gli facemmo eco.
Ancora non riesco a spiegarmi quello che successe negli attimi successivi.
(pausa: l'intervistato beve dell'acqua)
Come abbassammo lo sguardo ci rendemmo conto che l’occidentale, in qualche modo incomprensibile, si era avvicinato talmente a Yusuf da potergli prendere la testa tra le mani.
Il fucile di Yusuf era scivolato a terra e le mani che mai l’avrebbero abbandonato, tremavano come per un attacco di malaria. Poi sentimmo il nostro capo gridare dal terrore.
Spero di non sentire mai più un urlo del genere perché non era semplicemente l’urlo di qualcuno che moriva.
Yusuf, non era più il veterano dallo sguardo di ghiaccio, ma aveva cinque anni e urlava nel buio per un incubo di migliaia di zampette pelose. Era il Yusuf di dieci anni che si rifugiava sotto il camino durante il terremoto. Era lo stesso Yusuf che tornava a casa e trovava la sua famiglia sterminata dai lanciafiamme russi.
Yusuf che urlava per quello che vedeva negli occhi dello straniero. Così pensammo noi guardando paralizzati la scena, senza immaginare che presto sarebbe toccato a tutti noi.
Dopo un attimo Yusuf era a terra con la bocca aperta in un urlo che solo la sabbia del deserto avrebbe zittito. Gli occhi sbarrati su un terrore senza fine che lo aveva ucciso. Stavo guardando attonito la macchia di orina si allargava sotto il suo corpo quando tutto fu avvolto da un mulinello di polvere. Non si vedeva più nulla.
Persino quel grasso demonio che noi avevamo scambiato per un occidentale era sparito. Poi un altro di noi cominciò a urlare. Su di lui si intravedeva la grossa sagoma dell’europeo. Nella confusione qualcuno iniziò a sparare. Ma ad un certo punto c’era troppa polvere e non si capiva più niente. La gente urlava e moriva. Io scappai verso una casa, ma presto fu il mio turno. Lo capii subito perché una grossa ombra mi bloccò la strada. Guardai le grandi mani dell’occidentale muoversi verso la mia testa come in un sogno. Sentii qualcosa di caldo toccarmi le tempie. Contemporaneamente una voce risuonarmi direttamente nella testa:
“Rinuncia…Rinuncia ad un mondo di futili illusioni…Correggi l’errore che ti domina. Comprendi il Nulla.”
In quell’istante qualcosa accadde dentro la mia testa. Fu come se un pezzo smarrito di un rompicapo tornasse al suo posto. Una strana sensazione mi invase. Come di…comprensione assoluta di ciò che mi circondava…della vita…dell’essenza del mondo. Che poteva essere uno scorpione sotto la pietra accanto a me, ma anche il bambino terrorizzato dagli spari nel casolare lontano e il pilota dell’aereo di linea a 9000 metri sulla mia verticale. Il mio pensiero si espandeva stupefatto in ogni direzione incontrando ovunque manifestazioni di vita. Superò il sole e le stelle, viaggiò per vastità sconfinate e finalmente raggiunse il nulla. Vagò nel luogo dove il tempo e la parola sono senza senso, dove la luce è un ricordo presto cancellato dalla solitudine sconfinata. In quel deserto dove l’unica certezza è quel Nulla che avrebbe finito per sopraffare il prezioso bagliore della vita. Niente di vivo può sopportare quel genere di nulla. Perciò anch’io iniziai ad urlare.
Dopo quelli che sembrarono milioni di anni qualcosa, come dei lampi lontani, sembrò interrompere il niente che mi circondava. Mi ritrovai in ginocchio sulla sabbia, circondato dalla polvere, davanti alle rovine della casa in fiamme e un soldato Nato che mi puntava il fucile in faccia. Piansi di gioia vedendolo.
Servitevi pure. Non so come dirvelo, ma al momento sono fuori
(3,6 U.A. dalla Terra)
| Titolo | Data |
|---|---|
| Pratiche Sessuali | 14/10/2007 - 00:23 |
| Nomadi | 10/10/2007 - 12:31 |
| Orgoglio Mascolino | 19/09/2007 - 10:26 |
| El Perro Negro | 03/09/2007 - 12:18 |
| Il più bel giorno della nostra vita | 15/10/2006 - 01:32 |
| Attesa | 12/10/2006 - 17:23 |
| Tempo Supplementare | 27/09/2006 - 13:57 |
| Una favola moderna | 18/09/2006 - 15:56 |
| L'attacco | 12/09/2006 - 10:20 |
| Il segreto dei Nuraghi | 04/09/2006 - 13:28 |
| Lo scolaro G | 31/07/2006 - 11:03 |
| Oltremondo | 07/07/2006 - 21:57 |
| Corro | 28/06/2006 - 18:51 |
| Fratelli d'Italia | 22/06/2006 - 02:23 |
| Enter | 15/06/2006 - 13:18 |
| Calore | 09/06/2006 - 13:32 |
| Intercettazioni | 25/05/2006 - 13:03 |
| Anniversari | 24/05/2006 - 11:05 |
| L'ispettore | 17/05/2006 - 11:45 |
| Luce | 11/05/2006 - 09:35 |
| Effetto Boomerang | 06/05/2006 - 15:41 |
| Il contagio | 27/04/2006 - 17:37 |
| La mossa dell'ippocampo | 23/04/2006 - 00:21 |
| Sorprese | 15/04/2006 - 10:46 |
| L'emissario 2 | 14/04/2006 - 09:33 |
| Penitenziario | 07/04/2006 - 13:06 |
| Il circolo della fine del mondo | 01/04/2006 - 01:45 |
| Screensaver | 28/03/2006 - 11:12 |
| Risvegli | 18/03/2006 - 19:09 |
| Lettera dal fronte | 18/02/2006 - 13:46 |
| Reality | 16/02/2006 - 13:41 |
| Strategie elettorali | 10/02/2006 - 14:33 |
| I rappresentanti | 07/02/2006 - 12:04 |
| Cinque strane abitudini | 02/02/2006 - 09:24 |
| Le storie brevi | 30/01/2006 - 23:27 |
| Alta personalità | 28/01/2006 - 23:55 |
| Walhalla46 | 27/01/2006 - 21:29 |
| Legittima difesa | 26/01/2006 - 12:48 |
| L'uomo che guardava il buco nero | 23/01/2006 - 13:42 |
| L'attrazione di Ibsia | 21/01/2006 - 17:16 |
| Scontro di civiltà | 20/01/2006 - 10:18 |
| Teletrasporti FS | 18/01/2006 - 16:33 |
| La miglior barzelletta sulle bionde | 15/01/2006 - 23:16 |
| L'invasione della Blogsfera | 13/01/2006 - 13:19 |
| Arma Intelligente | 12/01/2006 - 00:41 |
| Il ragazzo venuto dall'Argentina | 09/01/2006 - 10:46 |
| La conferenza stampa | 05/01/2006 - 10:36 |
| La luna è nostra? | 04/01/2006 - 13:55 |
| La risposta | 02/01/2006 - 09:15 |
| Un mondo migliore | 30/12/2005 - 13:10 |
| Il Giudizio | 29/12/2005 - 10:42 |
| Vacanze di Natale | 28/12/2005 - 00:45 |
| Superuomini all'italiana | 26/12/2005 - 11:41 |
| Razza di mediocri | 25/12/2005 - 10:29 |
| Subcomunicato Strategico N°1 | 24/12/2005 - 09:35 |
| Serial | 22/12/2005 - 23:57 |
| La versione di Tolkien | 22/12/2005 - 09:53 |
| L'Intelligent Design | 21/12/2005 - 11:50 |
| Incontro impossibile: La verità sulla TAV | 20/12/2005 - 13:13 |
| L'emissario | 19/12/2005 - 16:14 |
| Fantaraccontino di Natale (cattivo) | 17/12/2005 - 12:52 |
| Il primo mutante | 13/12/2005 - 09:47 |