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Questo blog non ha attinenza
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L' ex-onorevole guardava attonito i numeri che scorrevano velocemente sulla banda rossa, giusto sotto l'inquadratura di due che pomiciavano su un letto sfatto. C'era stato il temuto tracollo: il parlamento, la sua seconda casa, il luogo di tante battaglie politiche, d'ora in poi gli era precluso.
Pensò a tutti quegli operai che avevano scelto l'altra parte senza esitazione, come sempre, come quando preferivano un premio in nero ad un estintore nuovo.
L'ultimo aggiornamento delle proiezioni gli procurò quasi un dolore fisico alle retine, presto seguito da un senso di vuoto e da una invincibile spossatezza. Di sotto, il mormorio degli assistenti, delle segretarie, dei giornalisti, dei colleghi di partito era diventato un brusio insistente che riusciva ad attraversare la porta sbarrata. Aspettavano un discorso che l'onorevole non aveva ancora pensato. Un discorso impensabile.
Si rivide giovanissimo, una mattina di un primo maggio di tanti prima. Anche allora non sapeva se sarebbe riuscito a dire qualcosa davanti al microfono e a tutte quelle bandiere rosse che garrivano al sole.
Fu allora che un lampo di consapevolezza, come uno stiletto di ghiaccio nella parte razionale del cervello, gli fece capire cosa doveva dire.
Al microfono non ebbe alcuna esitazione.
“La nostra missione è finita...la classe operaia ormai cammina con le sue gambe. Ci mancherà, ma non ha più bisogno di noi. D'ora in poi andrà per la sua strada. Auguro a questa nostra compagna di viaggio di tanti anni...”
Il suo discorso in diretta fu interrotto dalla pubblicità di una vasca per idromassaggi. La modella nuda nell'acqua gorgogliante - ovviamente - fece ritornare l'indice d'ascolto a valori accettabili.
