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giovedì, 19 giugno 2008
Energia Umana

Spinning Da Wikipedia alla voce “ Energopoli” - giugno 2018

Uno delle invenzioni più balzane escogitate dal genio italico durante la terribile crisi energetica del 2012 fu la “Centrale Muscolare”. Un intraprendente avellinese, Ciro Lo Cascino, più alla ricerca di pubblicità per i propri centri fitness che per lungimiranza imprenditoriale, lanciò nell'autunno del 2012 la prima “Centrale Muscolare” per produrre energia elettrica con le macchine da “Spinning” e da sollevamento nel centro pilota di Capua. L'ingresso e l'utilizzo dei macchinari, appositamente ideati e capaci di produrre nel loro complesso 0.5 MegaWatt, era gratuito e sin dall'apertura la “Centrale Muscolare” ebbe un successo enorme. Sull'onda della grande risonanza data dai media all'iniziativa, il governo promosse immediatamente una legge di finanziamento per i nuovi “Energy Center”. Ciro lo Cascino, divenuto ben presto leader indiscusso dei sistemi ad “energia muscolare” - con commesse persino da Seattle (Microsoft) e da Tokio, nella primavera del 2014 - inizia il suo tour di propaganda nella penisola, messa in ginocchio dall'embargo petrolifero. L'imprenditore parte da Capri a bordo della sua Eco-trireme “Muscola1”, ma un fortunale affonda il bizzarro natante davanti a Livorno senza lasciare sopravvissuti.
Dopo la tragica scomparsa di Ciro lo Cascino, nell'autunno del 2014 scoppia lo scandalo di “Energopoli”. la Guardia di Finanza scopre che molte delle cosiddette “Centrali Muscolari” con finanziamento statale erano dei veri propri sistemi per lo sfruttamento in stato di schiavitù di immigrati clandestini costretti a pedalare sino a 12 ore consecutive nei sistemi di “Spinning” per produrre energia elettrica. Nell'ambito di "Energopoli" entrano presto anche i "Muscle Call Center" dove gli operatori per contratto (la famigerata clausola 25 o della “salubre attività muscolare”) erano costretti, durante la loro attività telefonica, a pedalare sino a cadere stremati.

Postato da: aquatarkus a 19/06/2008 16:05 | link | commenti (5)
racconti, divertissement, fantascienza, incubi virtuali, futuro prossimo, diaboliche invenzioni

mercoledì, 11 giugno 2008
L'Italia sulla Luna

Guarda che Luna!

L'ultima settimana di campagna elettorale i giochi erano già fatti.
 Il Segretario del neonato Partito di Sinistra guardava i freddi numeri e non riusciva a metterli sullo stesso piano delle folle acclamanti che l'avevano  applaudito in tutte le piazze d'Italia.
Il Centrosinistra sulla carta era già condannato a cinque anni di grigia e impotente opposizione davanti al rutilante e sgangherato spettacolo di una maggioranza di Centrodestra senza avversari. Quasi gli sembrava di vederlo, l'Uomo con i Baffetti, l'animale politico per eccellenza, il Richelieu di sinistra, che gli tendeva la mano il giorno dell'inevitabile sconfitta con quel suo sorrisetto da prete che osserva il ritorno di un peccatore al confessionale. Quel sorrisetto che significava “te l'avevo detto...”.  
Quando durante le riunioni della segreteria il Segretario parlava di un nuovo sogno per gli italiani, delle grandi frontiere della democrazia, l'Uomo con i Baffetti scuoteva la testa e diceva:

“Balle. Per vincere devi evocare i loro terrori. Devi scoprire le loro paure e mettergliele sotto il naso. Gli italiani sono diventati delle gelatine tremebonde in cerca di rassicurazione. Vogliono un padre burbero e severo, che li bastoni ogni tanto ma che li protegga dalla carestia e dall'Uomo Nero.”

Anche questa volta l'Uomo con i Baffetti aveva avuto ragione. I freddi numeri non lasciavano spazio alla fantasia. Altro che sogni e ideali.
Così, dopo la ferale notizia, quella sera stessa, lui decise di abbreviare un comizio, nella solita piazza gremita di bandiere e di sostenitori che si tenevano stretti come pinguini in procinto di affrontare la lunga notte polare.
Da mesi un suo vecchio compagno di liceo e fedele amico, diventato uno dei migliori fisici italiani, cercava di parlare con lui, ma non c'era mai tempo. Ora che l'inevitabile incombeva all'orizzonte, il Segretario si sentì preda di una strana calma, strinse qualcuna di quelle mani che si alzavano dalla folla, poi annullò gli altri impegni e si fece accompagnare all'istituto di Fisica Nucleare dove sapeva di ritrovare quel frammento della sua gioventù, magari un po' ingrigito e sovrappeso, ma sincero e leale come sempre.
Qualche ora dopo il Segretario aveva un'espressione differente: non era più il politico stanco e sconfitto, dalle guance cascanti di vecchio segugio che ha perso l'olfatto, qualcosa si era riacceso in lui ed era diventato un uomo determinato, con lo sguardo deciso di chi sa di avere in mano la partita. Merito di tutto era stato lo straordinario colloquio con il geniale fisico e di quella sfera di titanio, grande come una palla da biliardo che teneva in mano. Quella sarebbe stata l'arma della riscossa.
Quando il giorno dopo arrivò agli studi televisivi per il discorso di fine campagna elettorale sapeva già cosa fare: il giornalista compiacente gli avrebbe dato lo spunto per parlare della ricerca scientifica (così trascurata dai governi di centrodestra!) e lui avrebbe sbalordito i telespettatori come mai aveva osato un politico italiano in diretta nazionale.
Lo sconfitto in partenza, il pugile suonato, il dimissionario nato, quando giunse la domanda giusta trasfigurò. Divenne un guerriero dalla lucente armatura, uno sciamano che domina gli elementi, un carismatico leader che cattura il cuore e la mente. Iniziò il discorso che aveva preparato nelle ore febbrili prima della tribuna elettorale, ma d'un tratto il suo guardo si perse lontano, senza fissare la telecamera come aveva sempre fatto, nel malinteso desiderio di apparire amichevole. D'un tratto usò altre parole, nuove e sincere, in un torrente inarrestabile. E descrisse un sogno.
Raccontò di brillanti ricercatori scientifici italiani che lavoravano nei sottoscala delle università, con mezzi di fortuna, ostacolati dal mondo accademico ufficiale, ma che, nonostante immense difficoltà, riuscivano a mettere a frutto il proprio genio creativo. Raccontò di nuove esaltanti scoperte. Qualcosa che era nato in macchine rudimentali, ma potentissime dove gli atomi e le particelle si scontravano a velocità prossime a quelle della luce. Un luogo dove le energie cambiavano la materia e la trasformavano in qualcosa che nemmeno quei geni della fisica capivano a fondo. Una Materia Strana dalle proprietà sconvolgenti.
A questo punto lui mostrò alla telecamera la sfera cava di titanio e ne svitò il tappo. Un assistente con mani guantate portò nello studio un thermos ghiacciato di azoto liquido e ne versò un po' dentro la sfera lucente. Dopo averla nuovamente tappata, sotto gli occhi di tutti, la sfera iniziò a levitare. La minuscola particella di Materia Strana all'interno della sfera mostrò all'Italia intera la sua peculiare e più importante proprietà: quella di annullare la gravità se raffreddata bruscamente.
Il Segretario indicando la sfera che galleggiava a mezz'aria, come se fosse il suo stesso indice a privarla di peso, continuò il suo discorso a braccio. Parlò delle tante invenzioni del genio italiano sfruttate da altri, di scoperte che avrebbero potuto aiutare l'industria e l'economia del paese e invece erano andate ad arricchire multinazionali e governi stranieri.
Quella scoperta no, non doveva seguire la stessa strada, la strada delle armi, la strada del denaro.
La piccola particella di Materia Strana che lui - dopo segretissime consultazioni con un esperto di marketing - aveva ribatezzato Agravite poteva rappresentare la chiave per un ritorno all'antiche ambizioni di navigatori ed esploratori degli italiani. Entro un anno se vi fossero stati i giusti finanziamenti, il primo connazionale sarebbe potuto sbarcare sulla Luna con una astronave completamente italiana. Tutta l'economia, l'industria italiana delle mille medie imprese, avrebbero tratto giovamento da quell'avventura.

La luna entro un anno. E poi, a seguire, nuove conquiste, rese possibili da quella rivoluzionaria scoperta della genialità italica.
Il primo segno che l'Italia fosse affascinata da quel sogno spaziale fu lo “share” televisivo che balzò alle stelle quando il Segretario ad un certo punto disse:

“...io vorrei parlare al cuore degli italiani. Quel cuore che molti pensano piccolo e arido e che batta col suono del registratore di cassa, in un petto da bottegaio. Un cuore che si emozioni solo per il calcio o per le canzonette. Io so invece che quel cuore è grande e coraggioso ed è disposto a battere per qualcosa di più importante, per una nuova avventura che ci vedrà finalmente protagonisti...” 

Forse fu la parte meno spontanea e più furba del discorso, ma funzionò.
Il giorno dopo le affermazioni del segretario furono perlopiù accolte con sarcasmo e non si parlò d'altro. Le pagine dei giornali stranieri ridicolizzarono le ambizioni del Segretario. Nella copertina dello “Spiegel” astronavi a forma di pizza decollavano alla volta della Luna e si parlò di una mossa disperata in una campagna elettorale massacrante che aveva inciso sulla salute mentale dell'aspirante leader. Molti italiani si sentirono feriti da tutto questo e la domenica successiva, quando si trattò di tracciare la fatidica croce sulla scheda, se ne ricordarono.


"Un popolo di avventurieri pronti a buttarsi in braccio al primo prestigiatore che con un trucco da quattro soldi li ha ipnotizzati!"

così fu definito, dall'amareggiato portavoce del centrodestra sconfitto, l'elettorato italiano che scelse il movimento del Segretario.
Fu l'inizio di un anno di governo esaltante non solo per l'impresa lunare che procedette a gonfie vele, ma per il ritrovato senso di unità nazionale, per il desiderio di riscatto e di rinnovamento che si manifestava in tutti i campi. Gli italiani volevano il Futuro e lo volevano subito. Il Ministero per l'Ottimizzazione e l'Informatica, voluto espressamente dal Segretario compì miracoli e la penisola fu cablata in lungo e in largo. Nel giro di pochi mesi le scuole abbandonarono i libri cartacei e ogni alunno ebbe il suo computer portatile fin dalla più tenera età. Furono ampliate e modernizzate le linee ferroviarie: non si poteva più sostenere il vecchio sistema di trasporti basato su gomma e contemporaneamente ambire alla Luna. Ottimizzare, razionalizzare, rendere efficiente, queste erano le parole d'ordine che si sentivano dappertutto e gli italiani sembravano l'equipaggio disciplinato di una nave che finalmente vogava all'unisono verso la stessa direzione. Verso la Luna.
Tutti volevano la Luna. Ogni giorno sui giornali compariva una nuova idea di qualcuno per risparmiare soldi, energia e risorse per dedicarli alla conquista del satellite. E' vero, ci furono molti malumori, specialmente tra coloro che avevano goduto di privilegi o ricavavano immensi guadagni dall'inefficienza della macchina statale. La Mafia non perdonò mai al Segretario la rinuncia alla costruzione del gigantesco ponte sullo stretto di Messina, ma nessuno a parte loro voleva più un immenso coso di cemento che non andava da nessun'altra parte che in Sicilia. La Luna era molto più attraente.
Nel frattempo immensi sincrotroni lavoravano a tutto regime per produrre quei pochi grammi di Agravite - la magica sostanza con proprietà antigravitazionali - che sarebbero bastati per spedire il primo italiano sulla Luna. Immensi problemi furono risolti in poco tempo e migliaia di brevetti furono depositati.
Il giorno fatidico, tutta 'Italia in diretta, guardava il frutto delle proprie fatiche sotto forma di una lucente astronave affusolata disegnata dai migliori designer nostrani. Era snella e aerodinamica, anche se nello spazio non c'era la resistenza dell'aria, perchè doveva essere bella ed elegante con  suoi fianchi arrotondati che le davano un nonsocchè di femminile e seducente. Era un vero splendore da guardare.
Ogni abitante dello stivale ne fu appagato e soddisfatto. Ancora di più leggendo quelle grandi lettere azzurre dipinte nei fianchi che dicevano semplicemente “ I T A L I A “. I due astronauti entrarono nell'ampio portello richiudendolo alle spalle e dopo un breve conteggio la lucente astronave, leggera come una piuma si librò nel cielo terso di aprile, poi ad una certa quota accese i motori a razzo e spinta da luminose fiamme azzurre affrontò le profondità siderali. “Magica Italia!” gridarono tutti seguendo quel puntino luminoso reso leggerissimo dall'Agravite e dal desiderio di rivalsa di tutti gli italiani.
Poche ore dopo arrivarono le immagini dalla Luna che tutti aspettavano: due uomini in tuta spaziale con la mano al petto che cantavano l'inno di Mameli di fronte a una bandiera tricolore sostenuta da un'asta d'alluminio infilata nel suolo lunare del Mare Imbrium.


Il mondo s'inchino di fronte all'inventiva di quella piccola ma orgogliosa nazione che aveva conquistato lo spazio.
Ma le rivalse non erano finite durante la passeggiata lunare, uno dei due astronauti estrasse da una borsa una pizza congelata e da esperto lanciatore di frisbee la lanciò contro il cielo nero dicendo:
“E questo è per i nostri cari amici tedeschi...” Il mondo rise per quella battuta e anche i tedeschi, facendo buon viso a cattivo gioco, perdonarono l'ironia. Tutto andò alla perfezione.
Dopo il ritorno dell'astronave “I T A L I A” a Fiumicino fu tutto un susseguirsi di parate e discorsi, il Segretario (ormai da un anno Presidente) accompagnava ovunque i due eroici astronauti e quasi si sentiva uno di loro. Il suo ultimo ricordo fu quello di Via Nazionale completamente imbandierata e di una folla giubilante  che si apriva al passaggio della grande decapottabile nera che conduceva lui e i due astronauti verso il Quirinale. Poi sentì come una botta fortissima e una luce accecante.


“E' così che ci si sente da dopo morti?” pensò il Segretario guardando il proprio cadavere insanguinato riverso sul cofano lucido della decapottabile nera, mentre i due astronauti cercavano di rianimarlo. Tutto quel sangue sulle linde divise bianche.Ormai incorporeo e in preda ad una strana leggerezza che lo faceva volare come un gabbiano svogliato nelle raffiche casuali di vento al disopra delle vicende terrene vide tutti i fatti seguenti al proprio assassinio. Le indagini, i due cecchini della banda siculo-padana finanziata dalla mafia e da una potenza straniera contrariata per aver perso il primato lunare. Il funerale in grande pompa e il discorso di commemorazione tenuto da quell'ipocrita Uomo con i Baffetti che dava il suo nome ad una futuristica base spaziale. E nel frattempo sorrideva. Bastardo. Sotto i Baffetti.
Il Segretario pur incorporeo si sentì preda di una furia impotente, avrebbe voluto smettere di vedere l'Uomo con i Baffetti che sorrideva. Avrebbe voluto urlare all'universo quanto era stato ingiusto con lui privandolo della vita nel suo momento di apoteosi. Avrebbe voluto...
Avrebbe anche voluto smettere di sentire quell'odore di caffè.
Ma non poteva. Aprì gli occhi. L'odore di caffè continuava a pervadere il cosmo, ma il suo sguardo ora vedeva qualcos'altro: il Principale Esponente del Partito Avversario imbalsamato nel suo doppiopetto parlava da uno schermo LCD alle telecamere. Sproloquiava di ICI, di tasse da abbassare, di rifiuti. Sotto il leggìo la scritta: “Presidente del Consiglio – Repubblica Italiana”.

Era stato un sogno. L'Agravite, la Luna, l'efferato assassinio. Il Segretario si alzò dalla poltrona sulla quale si era appisolato la notte prima e si tastò il corpo. Era tutto intero, niente ferite. Era stato solo un sogno.

Incurante della cameriera turca che lo guardava allibita accennò un passo di salsa canticchiando:

-Ho perso le elezioni. Lalalà. Ho perso le elezioni. Trallallà.

Poi abbracciando la cameriera:

-La vita è meravigliosa!

Postato da: aquatarkus a 11/06/2008 16:11 | link | commenti (3)
racconti, divertissement, fantapolitica, fantascienza, spazio profondo, incubi virtuali, ucronie, diaboliche invenzioni

sabato, 31 maggio 2008
I nuovi ricordi

Era giusto un anno che lui se n'era andato. La sua morte improvvisa per lei era stato come risvegliarsi in piedi sull'orlo di un precipizio. Da una parte c'era il mondo, dall'altra - al posto della loro vita insieme - un abisso senza fondo. Non era rimasto niente delle loro consuetudini, della quotidianità. Ogni cosa che prima si faceva insieme era diventata una ferita aperta. Persino quella casa che avevano comprato, una mansarda con la magnifica vista sul borgo antico, sembrava stesse in piedi solo grazie alle antiche pietre e ai ricordi. Tutto il resto, quello che lui aveva fatto con la sue allegre manie di inventore dilettante, si rompeva. Era come se, dopo la sua morte, anche le cose si fossero rassegnate a smettere di funzionare. Perciò ogni giorno che passava, ad ogni risveglio, il terreno sotto i suoi piedi le sembrava franare.
Fu per disperazione che lei si decise ad aprire quel pacchetto che lui le aveva lasciato e che lei aveva abbandonato in un cassetto, per ripicca.
Lui  aveva voluto tenerla all'oscuro della sua malattia e magari in quella lettera c'erano le scuse per averla abbandonata da sola davanti ad una strada interrotta.
In realtà nel pacchetto c'era una lettera ma anche un piccolo aggeggio di fattura artigianale e delle dimensioni di una saponetta. Sulla parte superiore c'erano due spie, una verde e una rossa con un piccolo pulsante in mezzo. Da un lato spuntavano un paio di cavetti, il primo terminava con un microfono miniaturizzato, l'altro con due auricolari. Nella lettera, con la sua scrittura chiara e un po' infantile, poche righe per spiegare il funzionamento dell'apparecchio:

Carissima, questa è la mia ultima invenzione, l'ho chiamato Stimolatore Mnemonico Ipnoinducente. Serve a rendere più vividi i ricordi (e forse a qualcos'altro). Il suo funzionamento è semplicissimo: basta premere il pulsante centrale. La prima volta che lo azionerai si accenderà una luce rossa. Allora dovrai parlare nel microfono finché non si spegnerà la spia. Dovrai raccontare i ricordi che vuoi rendere più vividi e descrivere ogni particolare che ti viene in mente. Non preoccuparti per l'esatta successione cronologica: la macchina non funziona in quel modo. Perciò racconta a ruota libera. Quando si accenderà la luce verde indossa gli auricolari e sentirai una specie di pulsare con un fruscio di sottofondo, vuol dire che la stimolazione delle onde Alpha è iniziata. Dopo un po' ti sembrerà di rivivere sin nei minimi dettagli i tuoi ricordi. Spero che funzioni. Con me funzionava.”

-Un'altra delle sue stupide invenzioni – pensò lei indispettita, ma il giorno dopo azionò il
pulsante e si decise a parlare nel microfono.
All'inizio erano solo commenti sarcastici contro di lui e le sue invenzioni malriuscite. Poi i ricordi presero il sopravvento e il suo racconto al microfono divenne un appuntamento quotidiano. Smetteva solo quando udiva la sua voce risuonare solitaria tra le mura del soggiorno, solo allora la sua foga si arrestava e rimaneva ad ascoltare le rondini tra i tetti mentre fissava ipnotizzata quella luce rossa insaziabile di ricordi.

Però lei sentiva che tutto quel raccontare le stava facendo bene: l'abisso, la mancata promessa di una vita insieme, era sempre presente, ma sembrava meno profondo, come quando la foschia sale dalle valli in autunno nascondendo i campi, i frutteti, un fiume e chissà altro.
Un giorno, mentre lei era a metà di un racconto, la famelica luce rossa si spense e quella verde iniziò a lampeggiare. Per un lungo istante lei rimase a guardarla senza sapere cosa fare, poi si decise a mettere gli auricolari.

Le parve di non sentire niente, infine, come ad una distanza infinita, le sembrò di udire un pulsare profondo quasi al di sotto della soglia dell'udibilità. Rimase una buona mezz'ora, fissando il soffitto bianco senza provare altro che la propria impazienza.

Solo un'altra volta era stata così impaziente. Quella volta quando lui doveva passare a prenderla per andare al mare e lei aveva dovuto aspettarlo per un'ora, vestita come la perfetta villeggiante di una rivista di moda, nel marciapiede sotto casa. Ricordò perfettamente la borsa che portava, il profumo dell'olio solare, l'ombra del cappello di paglia sugli occhi, ricordava tutto come se durante quell'impaziente attesa le sue retine avessero impressionato una pellicola fotografica sensibilissima. Poi lui arrivò e lei guardò quel viso che niente poteva farle dimenticare. Si soffermò con stupore su ogni particolare: le labbra sottili perché sempre atteggiate a un mezzo sorriso, il complesso disegno delle rughe intorno agli occhi allegri, lo sguardo da ragazzino condannato dentro il corpo di un cinquantenne ma con la prospettiva di un'ora d'aria. Ogni dettaglio era perfetto come quando l'aveva visto, solo che allora  gli era sfuggito, sommersa com'era dalla sua impazienza e dal proprio orgoglio ferito, troppo impegnata ad essere delusa per soffermarsi su quell'intenso frammento di presente che stava vivendo.

Quando la spia verde si spense l'illusione di essere nel passato svanì d'incanto.

La macchina funzionava ma ora era nuovamente affamata delle sue parole.

Galvanizzata dalla scoperta lei riprese a raccontare tutto quello che ricordava aspettando con ansia che si accendesse la luce verde.

Passarono i giorni, scanditi unicamente dall'alternarsi della luce rossa con la verde, dai lampi iperrealistici di ricordi che illuminavano lo scorrere sbiadito della realtà e della vita quotidiana.

E infine successe qualcosa che non aveva previsto.

Non seppe mai se fu la macchina o il suo modo di raccontare che scatenò il cambiamento. Ad un tratto, quando si accese per l'ennesima volta la luce verde, quello che fu evocato dagli auricolari non fu più qualcosa che apparteneva alla memoria. Erano ricordi “nuovi”. Vicende che lei non aveva mai vissuto insieme a lui. Luoghi, persone, avvenimenti che non appartenevano al loro comune passato. Lei ne era sicura: non erano mai andati insieme a Trieste e meno che mai su quel tram a cremagliera che porta sopra la città. Eppure anche questa volta i dettagli erano perfetti. Lui era come lei se lo ricordava. Con una delle sue polo sgargianti per le quali andava matto e forse un po' meno capelli. Ecco, in realtà in quel ricordo c'era qualcosa di sbagliato: lui sembrava un po' più vecchio rispetto all'ultima volta che l'aveva visto vivo.
Questo fatto le diede da pensare. Alla fine la spiegazione poteva essere una sola. Quella macchina...

Quella strabiliante macchina, non solo rendeva più vividi i ricordi, ma ne creava di nuovi. Nuovi attimi mai accaduti da rivivere con la stessa intensità di quelli veri.

Lei all'inizio fu spaventata da questa possibilità, ma poi decise che forse era quello il vero regalo, il modo che lui aveva scelto per combattere la morte e la separazione. Nuovi ricordi. Praticamente una nuova vita insieme. Così, alla fine, lei si lasciò andare, sempre più attratta da quella luce verde che per lei finì per rappresentare il semaforo che lasciava libera la sua mente di partire verso nuovi ricordi da esplorare.

Per anni quella fu la sua seconda vita, il suo rifugio segreto. Il luogo dove riprendersi la vita che le era stata portata via, ma allo stesso tempo il modo per ritrovare la forza di ritornare a una vita normale. Ogni volta che la luce verde si accendeva la storia con lui continuava con un nuovo ricordo.

Ma non erano sempre dei bei momenti. A volte lei lo trovava indisponente per quella sua aria da ragazzino irresponsabile o quando lui si chiudeva a guscio perché aveva qualche nuova improrogabile idea per la testa. Finché non arrivò il ricordo di una frettolosa partenza, un addio un po' sgarbato, un treno che partiva con lei da sola, una lettera dal tono distratto e un po' colpevole. Nella sua grafia chiara e un po' infantile.

Lei decise di non raccontare più niente alla macchina e alla fine la luce rossa si spense da sola.

Dopo qualche tempo, durante un trasloco, quando un'altra vita era cominciata, lei ritrovò la macchina in un cassetto e un po' per gioco, un po' per nostalgia premette il pulsante, ma la luce rimase spenta.

Le batterie... sono sicuramente le batterie, pensò, ma lei non sapeva come sostituirle, perciò portò la macchinetta da un tecnico. Quello la aprì e trovò subito le pile esaurite, ma mentre la riconsegnava le disse:

- Non capisco a cosa possa servire quest'affare. Praticamente è un banalissimo timer al quarzo, come quelli delle cucine, ma con temporizzazione random. Premendo il pulsante si accende alternativamente la luce rossa e poi quella luce verde. Niente di più: lo spinotto del microfono e degli auricolari non sono nemmeno collegati...

Quando il significato di quelle parole raggiunse il suo cervello lei da principio provò una profonda rabbia e si sentì defraudata di qualcosa. Poi sopraggiunse un ricordo. Di lui che la guardava con quell'aria divertita che la faceva infuriare quando lei non riusciva a manovrare uno dei suoi aggeggi complicati. Un ricordo nuovo di zecca.

(a Triana)

 

Postato da: aquatarkus a 31/05/2008 01:21 | link | commenti (7)
racconti, divertissement, incubi virtuali, ucronie, diaboliche invenzioni

mercoledì, 26 dicembre 2007
Indice dei racconti (self-service)

 Servitevi pure. Non so come dirvelo, ma al momento sono fuori
(3,6 U.A. dalla Terra)

National Geographic Special issue

http://www.tor.splinder.com

Titolo Data
Pratiche Sessuali 14/10/2007 - 00:23
Nomadi 10/10/2007 - 12:31
Orgoglio Mascolino 19/09/2007 - 10:26
El Perro Negro 03/09/2007 - 12:18
Il più bel giorno della nostra vita 15/10/2006 - 01:32
Attesa 12/10/2006 - 17:23
Tempo Supplementare 27/09/2006 - 13:57
Una favola moderna 18/09/2006 - 15:56
L'attacco 12/09/2006 - 10:20
Il segreto dei Nuraghi 04/09/2006 - 13:28
Lo scolaro G 31/07/2006 - 11:03
Oltremondo 07/07/2006 - 21:57
Corro 28/06/2006 - 18:51
Fratelli d'Italia 22/06/2006 - 02:23
Enter 15/06/2006 - 13:18
Calore 09/06/2006 - 13:32
Intercettazioni 25/05/2006 - 13:03
Anniversari 24/05/2006 - 11:05
L'ispettore 17/05/2006 - 11:45
Luce 11/05/2006 - 09:35
Effetto Boomerang 06/05/2006 - 15:41
Il contagio 27/04/2006 - 17:37
La mossa dell'ippocampo 23/04/2006 - 00:21
Sorprese 15/04/2006 - 10:46
L'emissario 2 14/04/2006 - 09:33
Penitenziario 07/04/2006 - 13:06
Il circolo della fine del mondo 01/04/2006 - 01:45
Screensaver 28/03/2006 - 11:12
Risvegli 18/03/2006 - 19:09
Lettera dal fronte 18/02/2006 - 13:46
Reality 16/02/2006 - 13:41
Strategie elettorali 10/02/2006 - 14:33
I rappresentanti 07/02/2006 - 12:04
Cinque strane abitudini 02/02/2006 - 09:24
Le storie brevi 30/01/2006 - 23:27
Alta personalità 28/01/2006 - 23:55
Walhalla46 27/01/2006 - 21:29
Legittima difesa 26/01/2006 - 12:48
L'uomo che guardava il buco nero 23/01/2006 - 13:42
L'attrazione di Ibsia 21/01/2006 - 17:16
Scontro di civiltà 20/01/2006 - 10:18
Teletrasporti FS 18/01/2006 - 16:33
La miglior barzelletta sulle bionde 15/01/2006 - 23:16
L'invasione della Blogsfera 13/01/2006 - 13:19
Arma Intelligente 12/01/2006 - 00:41
Il ragazzo venuto dall'Argentina 09/01/2006 - 10:46
La conferenza stampa 05/01/2006 - 10:36
La luna è nostra? 04/01/2006 - 13:55
La risposta 02/01/2006 - 09:15
Un mondo migliore 30/12/2005 - 13:10
Il Giudizio 29/12/2005 - 10:42
Vacanze di Natale 28/12/2005 - 00:45
Superuomini all'italiana 26/12/2005 - 11:41
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Postato da: aquatarkus a 26/12/2007 14:40 | link | commenti (2)
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