Regola n°1
In questo blog
non parlo di me stesso;
Regola n°2
Questo blog non ha attinenza
con la realtà;
Regola n°3
Tecnicamente questo non è un blog;
Regola n°4
Questo blog è Godeliano, nel senso che è intrinsecamente contraddittorio;
Regola n°5
In questo blog è permesso fumare;
birambai in Energia Umana
beppestarnazza in Energia Umana
utente anonimo in Lettera dal fronte
Petarda in Speciale Elezioni 20...
Petarda in Energia Umana
EvaCarriego in L'Italia sulla Luna
EvaCarriego in Speciale Elezioni 20...
EvaCarriego in Energia Umana
cronomoto in Energia Umana
aquatarkus in Speciale Elezioni 20...
- guestbook -
- indice dei racconti -
- informazioni di servizio -
apocalissi annunciate
diaboliche invenzioni
divertissement
fantapolitica
fantascienza
forever forevera
futuro prossimo
incubi virtuali
io e il grend
mutazioni
paradossi temporali
racconti
spazio profondo
strani alieni
terre parallele
ucronie
. TOR .
.8 e 49.
.Adlimina.
.AdRiX - YAUB.
.Arimanebis.
.Azazeel.
.Birambai.
.Bombadillo.
.Brugue.
.Col favore delle nebbie.
.Cronomoto.
.Cybbolo.
.Eva Carriego.
.Farolit.
.Faulas.
.Gilgamesh.
.Il Mio Disordine.
.IoGuido.
.MaiaB.
.Mangino brioches.
.Marcello Coiana - Digital Eyes.
.petarda's.
.PlacidaSignora.
.Pseudolus.
.Q.lla.
.Sphera.
.Triana.
.William Nessuno.
Absolutely Fiction
altre prove di seduzione
Amoleapi
Anni 90
Anskij
BAXXology
Beppe Starnazza
Blogosteria
Canemucca
Chinaski
Cyberup
Ecate
Enki Bilal
Entropy8
Fabio Feminò
Frammenti di Cobalto
Futuro Prossimo
Google Moon
Half Life Saga History
Ice Kent
Incontri (im)possibili
la République Boréale
La Torre di Babele
Le Scienze Blog
Lord Ninni
Louise Con La Permanente
Malvino
Maria Strofa
Massive Attack
Mrka
Nanopausa
Nasa missions
Nikapov
Orioko
Ruckert
Russian Space Web
So British
So You Wanna Build A Rocket?
The Magic Roundabout
Walking on the Moon VR
Wu Ming Foundation
Xantology
Zu
visitato *loading* volte
Servitevi pure. Non so come dirvelo, ma al momento sono fuori
(3,6 U.A. dalla Terra)
| Titolo | Data |
|---|---|
| Pratiche Sessuali | 14/10/2007 - 00:23 |
| Nomadi | 10/10/2007 - 12:31 |
| Orgoglio Mascolino | 19/09/2007 - 10:26 |
| El Perro Negro | 03/09/2007 - 12:18 |
| Il più bel giorno della nostra vita | 15/10/2006 - 01:32 |
| Attesa | 12/10/2006 - 17:23 |
| Tempo Supplementare | 27/09/2006 - 13:57 |
| Una favola moderna | 18/09/2006 - 15:56 |
| L'attacco | 12/09/2006 - 10:20 |
| Il segreto dei Nuraghi | 04/09/2006 - 13:28 |
| Lo scolaro G | 31/07/2006 - 11:03 |
| Oltremondo | 07/07/2006 - 21:57 |
| Corro | 28/06/2006 - 18:51 |
| Fratelli d'Italia | 22/06/2006 - 02:23 |
| Enter | 15/06/2006 - 13:18 |
| Calore | 09/06/2006 - 13:32 |
| Intercettazioni | 25/05/2006 - 13:03 |
| Anniversari | 24/05/2006 - 11:05 |
| L'ispettore | 17/05/2006 - 11:45 |
| Luce | 11/05/2006 - 09:35 |
| Effetto Boomerang | 06/05/2006 - 15:41 |
| Il contagio | 27/04/2006 - 17:37 |
| La mossa dell'ippocampo | 23/04/2006 - 00:21 |
| Sorprese | 15/04/2006 - 10:46 |
| L'emissario 2 | 14/04/2006 - 09:33 |
| Penitenziario | 07/04/2006 - 13:06 |
| Il circolo della fine del mondo | 01/04/2006 - 01:45 |
| Screensaver | 28/03/2006 - 11:12 |
| Risvegli | 18/03/2006 - 19:09 |
| Lettera dal fronte | 18/02/2006 - 13:46 |
| Reality | 16/02/2006 - 13:41 |
| Strategie elettorali | 10/02/2006 - 14:33 |
| I rappresentanti | 07/02/2006 - 12:04 |
| Cinque strane abitudini | 02/02/2006 - 09:24 |
| Le storie brevi | 30/01/2006 - 23:27 |
| Alta personalità | 28/01/2006 - 23:55 |
| Walhalla46 | 27/01/2006 - 21:29 |
| Legittima difesa | 26/01/2006 - 12:48 |
| L'uomo che guardava il buco nero | 23/01/2006 - 13:42 |
| L'attrazione di Ibsia | 21/01/2006 - 17:16 |
| Scontro di civiltà | 20/01/2006 - 10:18 |
| Teletrasporti FS | 18/01/2006 - 16:33 |
| La miglior barzelletta sulle bionde | 15/01/2006 - 23:16 |
| L'invasione della Blogsfera | 13/01/2006 - 13:19 |
| Arma Intelligente | 12/01/2006 - 00:41 |
| Il ragazzo venuto dall'Argentina | 09/01/2006 - 10:46 |
| La conferenza stampa | 05/01/2006 - 10:36 |
| La luna è nostra? | 04/01/2006 - 13:55 |
| La risposta | 02/01/2006 - 09:15 |
| Un mondo migliore | 30/12/2005 - 13:10 |
| Il Giudizio | 29/12/2005 - 10:42 |
| Vacanze di Natale | 28/12/2005 - 00:45 |
| Superuomini all'italiana | 26/12/2005 - 11:41 |
| Razza di mediocri | 25/12/2005 - 10:29 |
| Subcomunicato Strategico N°1 | 24/12/2005 - 09:35 |
| Serial | 22/12/2005 - 23:57 |
| La versione di Tolkien | 22/12/2005 - 09:53 |
| L'Intelligent Design | 21/12/2005 - 11:50 |
| Incontro impossibile: La verità sulla TAV | 20/12/2005 - 13:13 |
| L'emissario | 19/12/2005 - 16:14 |
| Fantaraccontino di Natale (cattivo) | 17/12/2005 - 12:52 |
| Il primo mutante | 13/12/2005 - 09:47 |

Piccolino mio, ti sento. Sento che stai crescendo dentro di me. Come un seme nella notte invernale. Per ora sei solo un soffio caldo e delicato, una brivido lungo la schiena.
Ogni giorno che passa in questa immensa astronave, ti sento di più, mentre guardo dall’oblò della mia cabina queste stelle che ruotano nella loro giostra senza fine. Forse un giorno i tuoi occhi si apriranno pieni di meraviglia su questo spettacolo, e ti sentirai come mi sento io, piccola, sperduta, ma allo stesso tempo completamente invasa dalla meraviglia, sopraffatta dallo spazio interstellare che scorre intorno all’astronave, come un fiume notturno cosparso di piccole luci.
Tuttora rimango senza fiato di fronte a questo spettacolo e potrei stare per ore a perdermi con i miei pensieri che vagano per le stelle
Ma, piccolo mio, il prezzo che ho pagato per tutto questo è stato fin troppo alto. Ho rinunciato a ogni cosa per essere in questo bozzolo supertecnologico e partecipare alla prima missione interstellare dell’umanità. Per esserci, quando l’uomo avrebbe varcato la porta delle stelle.
All’inizio non ho mai avuto rimpianti per quello che mi lasciavo dietro. Qualche storia d’amore, e molte delusioni. No, non è il momento ora. Non adesso. Così dicevo a me stessa e al mio partner del momento. Il rimorso per un'altra vita che non ho avuto mi raggiunse solo quando era ormai troppo tardi.
Era tardi al ritorno dalla missione di Ganimede, dopo aver attraversato quella terribile tempesta solare. Niente più figli, mi dissero. I gameti sono ormai compromessi dalle radiazioni ionizzanti che avete attraversato, il rischio di partorire un mostro è troppo alto. E io stupida non avevo lasciato nemmeno un ovulo nella crio-banca. Eppure col mestiere di astronauta dovevo saperlo che andavo incontro a quel rischio. Solo che rimandavo. E rimandavo.
Era già troppo tardi quando alla festa d’addio della "Aurora" nessuno m’invitò a ballare, nemmeno il medico di bordo che era stato galante e farfallone con tutte le altre.
Io, per tutti, ero esclusivamente la mia mansione a bordo: la xenobiologa, la racchiona che maneggiava cose strane, come le spugne mobili degli oceani subglaciali di Europa, o le nubi semi-organiche di Saturno. Quella che catalogava cose schifose e sembrava intagliata in un legno secco e rugoso. Quella che puzzava quando usciva dal suo laboratorio. L’antro della strega. Per i miei compagni di viaggio ero qualcosa di vagamente umano che la primavera s’è lasciata dietro e che non ha più niente da spartire con faccende terrene come amore e passione. Feci finta di non curarmene perché pensavo fosse troppo tardi. Poi accolsi la fine della lunga accelerazione per uscire dal sistema solare con sollievo: nelle celle di ibernazione per venti anni non si provano rimorsi o rimpianti.
Quando i sistemi automatici ci risvegliarono eravamo arrivati a Delta Pavonis, dopo un viaggio a velocità relativistica di venti anni.
Sapevamo già cosa ci aspettava quando ci immettemmo in un’orbita interna: un sistema composto da una stella della classe G, abbastanza simile al Sole, sette pianeti, dei quali due giganti gassosi e uno, il terzo, che era la nostra meta. Sebbene più piccolo della Terra, dallo specchio lunare a interferometria di Dark Side, era apparso, dotato di un’atmosfera e di una biosfera. Non c’era nessun dubbio su cosa significasse quel picco nelle spettrografie: era vita. Vita basata sul carbonio con tutti le sue implicazioni e probabilmente DNA e RNA. Ma i diagrammi del telescopio di Dark Side non davano nemmeno lontanamente l’idea dell’immensa varietà di forme di vita che trovammo su Pavonis 3.
Ero talmente eccitata di fronte all’abbondanza di nuovi misteri da risolvere, che mi dimenticai di tutto. Mi bastava tutta quella nuova vita aliena per dimenticare la mia condizione di donna accantonata, di essere umano a metà, di persona senza nient’altro che il proprio lavoro. Ricordo come uno strano sogno pieno di cose meravigliose quei primi tre mesi, passati in compagnia con gli Aquiloidi Striati o con i sorprendenti Bicefalonti che comunicavano tra loro con le appendici luminose.
Poi scoprimmo gli Iikrii.
Ci affezionammo subito a loro, forse perché ci ricordavano i lemuri della terra con la loro morbida pelliccia, i grandi occhioni languidi e la loro insaziabile fame di cose dolci. Ma gli Iikrii (li chiamammo così per il verso di saluto che emettevano) erano molto di più che teneri animali da compagnia. Col tempo scoprimmo che avevano grandissime capacità di apprendimento, di comunicazione e l’abilità di realizzare rudimentali manufatti. Si erano persino dotati di una specie di organizzazione sociale che permetteva loro di vivere in grandi collettività insediate nelle immense dighe, da loro stessi costruite per bloccare alcuni fiumi.
Rimanevano però alcuni misteri inspiegabili.
Le dimensioni del cervello di questi animaletti, alti non più di una ventina di centimetri, erano troppo ridotte per giustificare comportamenti intelligenti. Ma soprattutto fonte di continui interrogativi era la straordinaria capacità degli Iikrii di guarire da ferite, malattie e altri danni che avrebbero condotto alla morte qualunque vertebrato superiore. Erano praticamente eterni, senza segni di invecchiamento. Forse per questo il loro indice di natalità (potevano essere definiti degli ovovivipari con due sessi) era molto basso.
Ad ogni modo decidemmo di considerare la specie degli Iikrii senziente e li chiamammo il Popolo delle Dighe. Era la prima civiltà extraterrestre che incontravamo e io mi dedicai con maggiore impegno al loro studio. Ma ero affascinata, più di ogni cosa, dal loro magnifico sistema immunitario e di rigenerazione dei tessuti. Pensavo che se avessi scoperto il loro segreto, forse anche l’umanità ne avrebbe beneficiato. E magari, egoisticamente, pensavo a me stessa. A un'altra occasione.
Perciò fu esaltante fare la scoperta del protoplasma, l’ammasso di cellule dal DNA differente, che allignava nella spina dorsale degli Iikrii. Era quella l’origine di tutti i benefici. Una guaina che racchiudeva il sistema nervoso degli abitanti senzienti di Delta Pavonis 3. Pensai a una specie di parassita, un ospite quanto mai desiderabile che risolveva praticamente ogni patologia, eliminando nel frattempo ogni processo d’invecchiamento. Esaltata da quella scoperta provai il protoplasma su tessuti terrestri, su cavie da laboratorio e infine su alcune porzioni clonate di tessuti umani. E funzionò. Il protoplasma ringiovaniva i tessuti e riparava i danni in maniera pressoché miracolosa.
Era quello dunque il segreto. L’evoluzione aveva portato le due specie di Delta Pavonis a stringere un fortissimo sodalizio simbiotico. Gli Iikrii fornivano un supporto che dava protezione, nutrimento e mobilità, mentre il protoplasma aveva cura del suo ospite rendendolo sano e longevo. Per questo motivo la società degli Iikrii era così pacifica e stabile. Morte e malattia ne erano bandite grazie all’intervento microscopico del protoplasma che albergava in ogni Ikrii del Popolo delle Dighe.
Allora abbandonai ogni cautela e senza dirlo a nessuno sottoposi me stessa agli effetti del miracoloso simbionte, inoculandomelo. Ben presto vidi in me la miracolosa regressione dei danni ricevuti dalla vecchiaia e dalle radiazioni dello spazio. La pelle ritornò elastica e liscia, i muscoli nel giro di poche settimane diventarono quelli di una ragazzina. Persino i miei lineamenti cambiarono, ritornando quelli di una volta. Anche il medico di bordo se ne accorse e iniziò a farmi una corte spietata nei corridoi della nave. Ripresero persino le ovulazioni e questa volta i gameti risultarono integri. Volendo avrei potuto concepire un bambino normale, anzi migliore degli altri perché da me avrebbe ricevuto il protoplasma miracoloso che lo avrebbe reso immune a ogni malattia.Troppo tardi feci una scoperta terribile.
Durante la TAC Olografica, per scoprire le attività elettriche della testa degli Iikrii, mi resi conto che l’attività mentale non avveniva nel loro cervello, ma solo nella sottile guaina protoplasmatica che l’avvolgeva. Feci prove su prove, e iniziai a sentire crescere in me un nero e cupo terrore. Ma ogni prova sperimentale, ogni analisi, ogni modello matematico e tridimensionale dava lo stesso risultato: non era il bipede ovoviviparo la specie senziente, ma il protoplasma stesso che si impadroniva del suo ospite e lo muoveva come una marionetta. Per mesi, dopo la partenza da Delta Pavonis, mi sono detta che un essere umano ha un cervello ben più complesso di quello del piccolo e tenero Iikrii. Mi ripetevo, che no, il protoplasma non stava vincendo la sua partita dentro di me.
Ma oggi sento che stai guadagnando terreno. Alcuni ricordi svaniscono. A volte ho la sensazione che dentro la mia mente si sta svolgendo una specie di dissolvenza. Come un Bolero di Ravel al contrario, che sfuma verso il silenzio. E forse tu finirai per impadronirti del mio corpo come se fosse un burattino Iikrii.
Ho deciso di lottare, piccolo mio. Per te e per me. Perché ho già raccontato tutto al capitano e lui mi ha promesso che farà sparire il mio corpo nella torcia termo-nucleare che spinge la nave, se un giorno non mi riconoscerà più. Se non apparirò più umana agli esami della TAC Olografica.
Ora, mentre sento le tue dita sottili e delicate, il tuo tocco infantile che gioca con il mio pensiero, ti prometto che mi difenderò con ogni mezzo dal tuo primigenio istinto di distruzione.
Questa è una casa che possiamo condividere insieme. Dobbiamo negoziare una nuova simbiosi. Piccolo mio, ho deciso di aspettarti dietro il bastione più antico della mente femminile. Perché forse un giorno non vorrai ritrovarti da solo in questo luogo alieno e ostile. Con queste stelle davanti agli occhi che potrebbero essere l’ultima cosa che vedrai, piccolino.
Ti aspetterò qua nell'ombra, impugnando l’arma più potente che una piccola donna terrestre possieda.
Il suo istinto materno.
E forse non mi ucciderai quando verrai al mondo.



-Ne abbiamo beccato un altro. – disse l’ufficiale dei servizi segreti entrando senza bussare nell’ufficio.
Per un attimo il Capo Sezione ebbe la solita visione di bambini sotto un sole spietato, vestiti di stracci che giocano a pallone sulla sabbia, accanto ad un container arrugginito.
-Un altro? Non avrà mai fine questa storia? Ci stiamo appena riprendendo dall’ultimo.– il Capo Sezione sospirò.-Ho appena mandato le lettere di condoglianze alle famiglie dei piloti dell’elicottero caduto a causa di quel piroforo.
-Questo qui non ha fatto resistenza, per fortuna, era troppo debole e disidratato, anche se quando era cosciente ha fermato il motore della motovedetta e tutti gli apparati elettrici nel raggio di un chilometro. Ora è sotto sedativo.
-Provenienza?
-Il solito posto. Somalia. Boosaso.
Il Capo Sezione si alzò dalla monumentale poltrona manageriale di pelle nera e con un gesto stanco scostò la pesante tenda grigia alle sue spalle. Sulla parete sottostante era appesa un’enorme cartina: una proiezione di Mercatore del mondo. Sulla mappa, specialmente sull'Africa, qualcuno aveva sistemato accuratamente delle puntine colorate. La maggior parte erano concentrate sul Corno d’Africa. Rappresentavano i luoghi di provenienza di tutti i mutanti, quei disperati che scappavano verso l’Europa nascondendo i propri poteri inimmaginabili, per sfuggire alla povertà e alle persecuzioni del loro paese, dove le loro doti erano considerate demoniache.
Puntina rossa per i pirofori -come quello che aveva fatto esplodere l’elicottero in volo- cioè quelli che scatenavano incendi a volontà, puntina gialla per quelli che riuscivano a bloccare gli apparati elettrici, azzurra per i mimetici, e poi altri colori ancora: verde, arancione, nero.
-Predisponete tutto in modo che non possa più nuocere. Questi mutanti stanno diventando troppo pericolosi.
-Avevo già dato disposizioni, capo.-disse l’ufficiale ed uscì dall’ufficio.
Quando si riusciva prenderli, non ci voleva molto a renderli innocui. Bastava una piccola operazione al cervello per asportare il super-nodulo sul lobo temporale, quel nuovo organo mutante che li contraddistingueva tutti. Solo dopo l'operazione ritornavano "normali".
“Ma chissà quanti ne sfuggono, tra tutti i clandestini che arrivano?” si domandò il Capo Sezione, scostando un’altra tenda sotto la quale si celava la seconda cartina. Quella che non lo faceva dormire la notte, perché era una banalissima mappa dell’Italia. Su di essa c’erano appuntati una decina di segnaposto, questa volta di due colori appena, arancione e nero. Non rappresentavano altrettanti mutanti catturati, ma eventi criminosi, spiegabili solo con l’uso delle facoltà paranormali di telecinesi e di lettura del pensiero. Quelli, di solito, erano i poteri dei mutanti meno rintracciabili. Al momento c'erano poche puntine, ma ogni giorno ce n’era una in più. Il Capo Sezione rabbrividì al pensiero del giorno in cui ne avrebbe visto una moltitudine, vicine tra loro e concentrate in un punto. Ciò avrebbe significato che i mutanti avevano iniziato ad essere consapevoli gli uni degli altri e a collaborare tra di loro. Quel giorno la lotta sarebbe diventata ancora più difficile. Forse nessuno sarebbe più riuscito a far passare tutto sotto silenzio e forse i media avrebbero parlato di guerra.
Il Capo Sezione cercò sulla cartina del mondo la Somalia e in particolare Boosaso, poi prese una puntina gialla dalla scrivania. Quasi non c’era posto per metterne un'altra.
I mutanti venivano tutti da laggiù.
A Boosaso i signori della guerra, avevano permesso l’incontrollato accumularsi di migliaia di container pieni zeppi di scorie chimiche e radioattive. Qualche multinazionale farmaceutica era riuscita a liberarsi laggiù della sostanza mutagena che provocava la nascita del super-nodulo nel cervello dei mutanti. Nessuno aveva ancora scoperto quale fosse tra le migliaia di sostanze inquinanti disperse a Boosaso.
Boosaso, la fabbrica dei mostri.
Da quando era iniziata quella faccenda, il Capo Sezione non riusciva a togliersi dalla testa il nome di quel posto, dove vent’anni prima, appena arruolato nei servizi segreti, era riuscito a portare a termine la sua prima missione all'estero. Quando era riuscito a convincere quell’arrogante signore della guerra somalo ad accettare i fetidi container stillanti liquami tossici in cambio di un carico di fucili mitragliatori. Il suo ultimo ricordo di Boosaso era quello di se stesso nella sua macchina che si lasciava dietro i bambini vocianti mentre giocavano a pallone vicino ai container avvelenati.