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L'ultima settimana di campagna elettorale i giochi erano già fatti.
Il Segretario del neonato Partito di Sinistra guardava i freddi numeri e non riusciva a metterli sullo stesso piano delle folle acclamanti che l'avevano applaudito in tutte le piazze d'Italia.
Il Centrosinistra sulla carta era già condannato a cinque anni di grigia e impotente opposizione davanti al rutilante e sgangherato spettacolo di una maggioranza di Centrodestra senza avversari. Quasi gli sembrava di vederlo, l'Uomo con i Baffetti, l'animale politico per eccellenza, il Richelieu di sinistra, che gli tendeva la mano il giorno dell'inevitabile sconfitta con quel suo sorrisetto da prete che osserva il ritorno di un peccatore al confessionale. Quel sorrisetto che significava “te l'avevo detto...”.
Quando durante le riunioni della segreteria il Segretario parlava di un nuovo sogno per gli italiani, delle grandi frontiere della democrazia, l'Uomo con i Baffetti scuoteva la testa e diceva:
“Balle. Per vincere devi evocare i loro terrori. Devi scoprire le loro paure e mettergliele sotto il naso. Gli italiani sono diventati delle gelatine tremebonde in cerca di rassicurazione. Vogliono un padre burbero e severo, che li bastoni ogni tanto ma che li protegga dalla carestia e dall'Uomo Nero.”
Anche questa volta l'Uomo con i Baffetti aveva avuto ragione. I freddi numeri non lasciavano spazio alla fantasia. Altro che sogni e ideali.
Così, dopo la ferale notizia, quella sera stessa, lui decise di abbreviare un comizio, nella solita piazza gremita di bandiere e di sostenitori che si tenevano stretti come pinguini in procinto di affrontare la lunga notte polare.
Da mesi un suo vecchio compagno di liceo e fedele amico, diventato uno dei migliori fisici italiani, cercava di parlare con lui, ma non c'era mai tempo. Ora che l'inevitabile incombeva all'orizzonte, il Segretario si sentì preda di una strana calma, strinse qualcuna di quelle mani che si alzavano dalla folla, poi annullò gli altri impegni e si fece accompagnare all'istituto di Fisica Nucleare dove sapeva di ritrovare quel frammento della sua gioventù, magari un po' ingrigito e sovrappeso, ma sincero e leale come sempre.
Qualche ora dopo il Segretario aveva un'espressione differente: non era più il politico stanco e sconfitto, dalle guance cascanti di vecchio segugio che ha perso l'olfatto, qualcosa si era riacceso in lui ed era diventato un uomo determinato, con lo sguardo deciso di chi sa di avere in mano la partita. Merito di tutto era stato lo straordinario colloquio con il geniale fisico e di quella sfera di titanio, grande come una palla da biliardo che teneva in mano. Quella sarebbe stata l'arma della riscossa.
Quando il giorno dopo arrivò agli studi televisivi per il discorso di fine campagna elettorale sapeva già cosa fare: il giornalista compiacente gli avrebbe dato lo spunto per parlare della ricerca scientifica (così trascurata dai governi di centrodestra!) e lui avrebbe sbalordito i telespettatori come mai aveva osato un politico italiano in diretta nazionale.
Lo sconfitto in partenza, il pugile suonato, il dimissionario nato, quando giunse la domanda giusta trasfigurò. Divenne un guerriero dalla lucente armatura, uno sciamano che domina gli elementi, un carismatico leader che cattura il cuore e la mente. Iniziò il discorso che aveva preparato nelle ore febbrili prima della tribuna elettorale, ma d'un tratto il suo guardo si perse lontano, senza fissare la telecamera come aveva sempre fatto, nel malinteso desiderio di apparire amichevole. D'un tratto usò altre parole, nuove e sincere, in un torrente inarrestabile. E descrisse un sogno.
Raccontò di brillanti ricercatori scientifici italiani che lavoravano nei sottoscala delle università, con mezzi di fortuna, ostacolati dal mondo accademico ufficiale, ma che, nonostante immense difficoltà, riuscivano a mettere a frutto il proprio genio creativo. Raccontò di nuove esaltanti scoperte. Qualcosa che era nato in macchine rudimentali, ma potentissime dove gli atomi e le particelle si scontravano a velocità prossime a quelle della luce. Un luogo dove le energie cambiavano la materia e la trasformavano in qualcosa che nemmeno quei geni della fisica capivano a fondo. Una Materia Strana dalle proprietà sconvolgenti.
A questo punto lui mostrò alla telecamera la sfera cava di titanio e ne svitò il tappo. Un assistente con mani guantate portò nello studio un thermos ghiacciato di azoto liquido e ne versò un po' dentro la sfera lucente. Dopo averla nuovamente tappata, sotto gli occhi di tutti, la sfera iniziò a levitare. La minuscola particella di Materia Strana all'interno della sfera mostrò all'Italia intera la sua peculiare e più importante proprietà: quella di annullare la gravità se raffreddata bruscamente.
Il Segretario indicando la sfera che galleggiava a mezz'aria, come se fosse il suo stesso indice a privarla di peso, continuò il suo discorso a braccio. Parlò delle tante invenzioni del genio italiano sfruttate da altri, di scoperte che avrebbero potuto aiutare l'industria e l'economia del paese e invece erano andate ad arricchire multinazionali e governi stranieri.
Quella scoperta no, non doveva seguire la stessa strada, la strada delle armi, la strada del denaro.
La piccola particella di Materia Strana che lui - dopo segretissime consultazioni con un esperto di marketing - aveva ribatezzato Agravite poteva rappresentare la chiave per un ritorno all'antiche ambizioni di navigatori ed esploratori degli italiani. Entro un anno se vi fossero stati i giusti finanziamenti, il primo connazionale sarebbe potuto sbarcare sulla Luna con una astronave completamente italiana. Tutta l'economia, l'industria italiana delle mille medie imprese, avrebbero tratto giovamento da quell'avventura.
La luna entro un anno. E poi, a seguire, nuove conquiste, rese possibili da quella rivoluzionaria scoperta della genialità italica.
Il primo segno che l'Italia fosse affascinata da quel sogno spaziale fu lo “share” televisivo che balzò alle stelle quando il Segretario ad un certo punto disse:
“...io vorrei parlare al cuore degli italiani. Quel cuore che molti pensano piccolo e arido e che batta col suono del registratore di cassa, in un petto da bottegaio. Un cuore che si emozioni solo per il calcio o per le canzonette. Io so invece che quel cuore è grande e coraggioso ed è disposto a battere per qualcosa di più importante, per una nuova avventura che ci vedrà finalmente protagonisti...”
Forse fu la parte meno spontanea e più furba del discorso, ma funzionò.
Il giorno dopo le affermazioni del segretario furono perlopiù accolte con sarcasmo e non si parlò d'altro. Le pagine dei giornali stranieri ridicolizzarono le ambizioni del Segretario. Nella copertina dello “Spiegel” astronavi a forma di pizza decollavano alla volta della Luna e si parlò di una mossa disperata in una campagna elettorale massacrante che aveva inciso sulla salute mentale dell'aspirante leader. Molti italiani si sentirono feriti da tutto questo e la domenica successiva, quando si trattò di tracciare la fatidica croce sulla scheda, se ne ricordarono.
"Un popolo di avventurieri pronti a buttarsi in braccio al primo prestigiatore che con un trucco da quattro soldi li ha ipnotizzati!"
così fu definito, dall'amareggiato portavoce del centrodestra sconfitto, l'elettorato italiano che scelse il movimento del Segretario.
Fu l'inizio di un anno di governo esaltante non solo per l'impresa lunare che procedette a gonfie vele, ma per il ritrovato senso di unità nazionale, per il desiderio di riscatto e di rinnovamento che si manifestava in tutti i campi. Gli italiani volevano il Futuro e lo volevano subito. Il Ministero per l'Ottimizzazione e l'Informatica, voluto espressamente dal Segretario compì miracoli e la penisola fu cablata in lungo e in largo. Nel giro di pochi mesi le scuole abbandonarono i libri cartacei e ogni alunno ebbe il suo computer portatile fin dalla più tenera età. Furono ampliate e modernizzate le linee ferroviarie: non si poteva più sostenere il vecchio sistema di trasporti basato su gomma e contemporaneamente ambire alla Luna. Ottimizzare, razionalizzare, rendere efficiente, queste erano le parole d'ordine che si sentivano dappertutto e gli italiani sembravano l'equipaggio disciplinato di una nave che finalmente vogava all'unisono verso la stessa direzione. Verso la Luna.
Tutti volevano la Luna. Ogni giorno sui giornali compariva una nuova idea di qualcuno per risparmiare soldi, energia e risorse per dedicarli alla conquista del satellite. E' vero, ci furono molti malumori, specialmente tra coloro che avevano goduto di privilegi o ricavavano immensi guadagni dall'inefficienza della macchina statale. La Mafia non perdonò mai al Segretario la rinuncia alla costruzione del gigantesco ponte sullo stretto di Messina, ma nessuno a parte loro voleva più un immenso coso di cemento che non andava da nessun'altra parte che in Sicilia. La Luna era molto più attraente.
Nel frattempo immensi sincrotroni lavoravano a tutto regime per produrre quei pochi grammi di Agravite - la magica sostanza con proprietà antigravitazionali - che sarebbero bastati per spedire il primo italiano sulla Luna. Immensi problemi furono risolti in poco tempo e migliaia di brevetti furono depositati.
Il giorno fatidico, tutta 'Italia in diretta, guardava il frutto delle proprie fatiche sotto forma di una lucente astronave affusolata disegnata dai migliori designer nostrani. Era snella e aerodinamica, anche se nello spazio non c'era la resistenza dell'aria, perchè doveva essere bella ed elegante con suoi fianchi arrotondati che le davano un nonsocchè di femminile e seducente. Era un vero splendore da guardare.
Ogni abitante dello stivale ne fu appagato e soddisfatto. Ancora di più leggendo quelle grandi lettere azzurre dipinte nei fianchi che dicevano semplicemente “ I T A L I A “. I due astronauti entrarono nell'ampio portello richiudendolo alle spalle e dopo un breve conteggio la lucente astronave, leggera come una piuma si librò nel cielo terso di aprile, poi ad una certa quota accese i motori a razzo e spinta da luminose fiamme azzurre affrontò le profondità siderali. “Magica Italia!” gridarono tutti seguendo quel puntino luminoso reso leggerissimo dall'Agravite e dal desiderio di rivalsa di tutti gli italiani.
Poche ore dopo arrivarono le immagini dalla Luna che tutti aspettavano: due uomini in tuta spaziale con la mano al petto che cantavano l'inno di Mameli di fronte a una bandiera tricolore sostenuta da un'asta d'alluminio infilata nel suolo lunare del Mare Imbrium.
Il mondo s'inchino di fronte all'inventiva di quella piccola ma orgogliosa nazione che aveva conquistato lo spazio. Ma le rivalse non erano finite durante la passeggiata lunare, uno dei due astronauti estrasse da una borsa una pizza congelata e da esperto lanciatore di frisbee la lanciò contro il cielo nero dicendo:
“E questo è per i nostri cari amici tedeschi...” Il mondo rise per quella battuta e anche i tedeschi, facendo buon viso a cattivo gioco, perdonarono l'ironia. Tutto andò alla perfezione.
Dopo il ritorno dell'astronave “I T A L I A” a Fiumicino fu tutto un susseguirsi di parate e discorsi, il Segretario (ormai da un anno Presidente) accompagnava ovunque i due eroici astronauti e quasi si sentiva uno di loro. Il suo ultimo ricordo fu quello di Via Nazionale completamente imbandierata e di una folla giubilante che si apriva al passaggio della grande decapottabile nera che conduceva lui e i due astronauti verso il Quirinale. Poi sentì come una botta fortissima e una luce accecante.
“E' così che ci si sente da dopo morti?” pensò il Segretario guardando il proprio cadavere insanguinato riverso sul cofano lucido della decapottabile nera, mentre i due astronauti cercavano di rianimarlo. Tutto quel sangue sulle linde divise bianche.Ormai incorporeo e in preda ad una strana leggerezza che lo faceva volare come un gabbiano svogliato nelle raffiche casuali di vento al disopra delle vicende terrene vide tutti i fatti seguenti al proprio assassinio. Le indagini, i due cecchini della banda siculo-padana finanziata dalla mafia e da una potenza straniera contrariata per aver perso il primato lunare. Il funerale in grande pompa e il discorso di commemorazione tenuto da quell'ipocrita Uomo con i Baffetti che dava il suo nome ad una futuristica base spaziale. E nel frattempo sorrideva. Bastardo. Sotto i Baffetti.
Il Segretario pur incorporeo si sentì preda di una furia impotente, avrebbe voluto smettere di vedere l'Uomo con i Baffetti che sorrideva. Avrebbe voluto urlare all'universo quanto era stato ingiusto con lui privandolo della vita nel suo momento di apoteosi. Avrebbe voluto...
Avrebbe anche voluto smettere di sentire quell'odore di caffè.
Ma non poteva. Aprì gli occhi. L'odore di caffè continuava a pervadere il cosmo, ma il suo sguardo ora vedeva qualcos'altro: il Principale Esponente del Partito Avversario imbalsamato nel suo doppiopetto parlava da uno schermo LCD alle telecamere. Sproloquiava di ICI, di tasse da abbassare, di rifiuti. Sotto il leggìo la scritta: “Presidente del Consiglio – Repubblica Italiana”.
Era stato un sogno. L'Agravite, la Luna, l'efferato assassinio. Il Segretario si alzò dalla poltrona sulla quale si era appisolato la notte prima e si tastò il corpo. Era tutto intero, niente ferite. Era stato solo un sogno.
Incurante della cameriera turca che lo guardava allibita accennò un passo di salsa canticchiando:
-Ho perso le elezioni. Lalalà. Ho perso le elezioni. Trallallà.
Poi abbracciando la cameriera:
-La vita è meravigliosa!
Quella volta io e il Grend avevamo appena concluso una fruttuosa transazione su Vulpia 5. Adoravamo fare affari con i Vulpiani sempre onesti e corretti, ma allo stesso tempo munifici e generosi quando erano soddisfatti dalla merce. In quel caso si trattava di rompicapi cubici lavorati a mano dalla radice di Rubikola. Andavano pazzi per quella roba e gongolavano come matti quando riuscivano a far scaturire effluvi profumati dai cubi ogniqualvolta azzeccavano una delle 127 combinazioni possibili. Tutti i vulpiani che avevamo conosciuto erano persone squisite e amabili, in genere molto intelligenti e colte, nonché appassionate di arte e, a differenza di molti abitanti della Koinè galattica, con un carattere cosmopolita e tollerante. Vulpia rifletteva perfettamente l'ottima indole dei suoi abitanti: era pacifico, ben organizzato con tanti parchi e molta buona architettura. Le città erano tranquille e per nulla caotiche grazie alla perfetta urbanistica e ad un'accurata pianificazione dei servizi. E, cosa più unica che rara, non esisteva tra quella gente il concetto di corruzione. A raccontarla in questo modo uno potrebbe pensare che Vulpia fosse un posto tremendamente noioso, ma non era così: c'erano tanti spettacoli da vedere, musica di ottimo livello, teatri e tanti splendidi musei da visitare, ma soprattutto una visione così evoluta del sesso che noi vecchi lupi dello spazio profondo non rimpiangevamo località del cosmo magari un po'più “eccitanti”, ma molto più pericolose come SubTentacula e Anacondia.
Leggendo l'elenco dei luoghi da visitare nel terminale-palmare-usa-e-getta che l'ufficio turistico di Vulpia regalava a tutti i visitatori, fui incuriosito da quello che veniva definito come “Museo della Stupidità” e chiesi delucidazioni al nostro contatto vulpiano, Forbius Cumex :
- Mmmm, non so quanto possa interessare a voi visitatori stranieri. Noi vulpiani manteniamo in vita quella struttura esclusivamente a scopi educativi, per far conoscere ai nostri ragazzi brutte faccende come la guerra, lo sfruttamento e la religione. Tutte perversioni che la società vulpiana ha superato da tempo.
- Bisogna ammettere che qui su Vulpia siete riusciti a creare un paradiso. - commentò il Grend - Siete una civiltà priva di conflitti che vive serenamente in prosperità. Avete avuto molta fortuna. Ci sono tante civiltà che non sono state altrettanto fortunate.
- Non si tratta di fortuna. Anche Vulpia duemila anni fa era nelle stesse condizioni di molti pianeti semi-civilizzati, ad esempio come Terra agli inizi del ventunesimo secolo. Poi ci fu l'avvento di Foxius Urpex, il grande Delegificatore, una figura semimitologica che riprese in mano il mastodontico corpo legislativo di Vulpia e modificò la struttura amministrativa del pianeta. Innanzitutto creò il Ministero della Pianificazione Parallela per l'Armonioso Sviluppo Sociale, un ministero nel quale gli stipendi erano altissimi, le sedi erano meravigliosamente decorate e prestigiose, i suoi funzionari godevano di vergognosi privilegi (trasferibili esclusivamente tramite meccanismi nepotistici) e ostentavano divise di una eleganza ricercatissima. Senza parlare poi degli ampi spazi di comunicazione sui media ai quali i membri del Ministero avevano diritto. L'unica pecca di questo paradiso del burocrate è che non decideva assolutamente nulla sulla vita dei Vulpiani.
Tutti i decreti, gli editti, disegni legge emanati da questo ministero non passavano mai attraverso il severo vaglio del Sommo Istituto Costituzionale perché venivano considerati contraddittori, inapplicabili se non apertamente dannosi per la vita dei cittadini Vulpiani. Perciò, nonostante il posto del Ministro per la Pianificazione Parallela per l'Armonioso Sviluppo Sociale fosse ambito per il lauto stipendio e per la strabiliante lista di privilegi che comportava, tutti coloro che si insediavano nei sontuosi uffici, si crucciavano per il fatto di non contribuire abbastanza al miglioramento della vita dei vulpiani con le loro brillanti idee.
Quando le leggi sull'istituzione del reato di clandestinità (per il quale un clandestino sarebbe dovuto rimanere eternamente in prigione dato che, come metteva piede fuori dalla galera, commetteva immediatamente reato) e sul “perfezionamento” dei libri di storia epurandoli dalle parti più deprimenti del passato vulpiano, furono rigettate per l'ennesima volta dal Sommo Istituto Costituzionale, si passò ad un aperto conflitto istituzionale.
Su tutti i media – nei quali i membri del MinPianParArmSvilSoc avevano libero e continuativo accesso – si scatenò una campagna contro il Sommo Istituto Costituzionale che fu accusato di immobilismo, di fossilizzazione sull'esistente, di antimodernismo e persino di stupidità. Molti parteggiarono per il MinPianParArmSvilSoc e vi furono parecchie manifestazioni pubbliche di simpatia nei suoi confronti contro quegli “stupidi parrucconi togati” che impedivano l'evoluzione sociale verso la modernità di Vulpia.
Quando il clima sociale e politico si fu riscaldato abbastanza, il Ministro della Pianificazione Parallela ecc.ecc. giudicò opportuno fare il passo decisivo e, come provocazione, presentò un disegno di legge che, con sua grande sorpresa, fu immediatamente approvato dall'assemblea Vulpiana senza obiezioni di sorta.
Questo disegno di legge nonostante la sua forma contorta e bizantina prevedeva in sostanza una depenalizzazione di certi reati, tra i quali l'assassinio se perpetrato nei confronti di alcuni soggetti definiti nel testo come “coloro che abbiano dato prova certa di stupidità in pubblico reiteratamente o dei quali sia comprovata scientificamente l'attitudine a danneggiare il prossimo con la propria stupidità”.
- Non esattamente una legge tollerante e democratica.- osservai dubbioso.
- Che però diede immediatamente prova della sua efficacia quando vennero pubblicati i criteri di assunzione del personale e dei dirigenti del Ministero per la Pianificazione Parallela per l'Armonioso Sviluppo Sociale.
Infatti, grazie alla lugimiranza di Foxius Urpex (il grande Delegificatore) si venne a scoprire che l'istituzione del Ministero mirava a neutralizzare la stupidità umana in campo decisionale, perciò si veniva selezionati solo dopo test che comprovavano scientificamente che si era arroganti, vanesi, inetti e indiscutibilmente stupidi. La stolida arroganza dei funzionari del Ministero per quanto fine a se stessa aveva suscitato un profondo rancore tra la popolazione perciò fu un vero e proprio massacro.
- Immagino...-constatò il Grend- Ma ovviamente, dopo il bagno di sangue, la legge fu abrogata.
- Assolutamente no.- disse sorridendo Forbius – La legge è tutt'ora in vigore.
Rabbrividii al pensiero, ecco cosa si nascondeva sotto la perfetta società vulpiana: uno sistematico sterminio di tutti coloro che venivano considerati “stupidi” secondo i criteri del luogo.
- Riesco ad immaginare cosa state pensando, in realtà è da moltissimo tempo che nessuno viene più ucciso a causa di questa legge. - ci rassicurò Forbius
- Avete finito gli stupidi? - domandò il Grend con tono sarcastico.
- No. Come in tutti i luoghi dell'universo anche noi abbiamo la nostra percentuale di stupidità. Solo che lo stupido su Vulpia ha imparato a non mettersi in mostra: non crea stupidamente pericolo per se stesso e gli altri (spesso evita persino di prendere la patente per non essere scoperto), non va a votare perché bisogna superare un esame di non-stupidità. Rispetta le leggi, ma soprattutto non esprime la sua opinione in pubblico e non si sente legittimato a farlo perché altri stupidi alzano la voce ed esprimono il suo stesso pensiero. Insomma, su Vulpia lo stupido s'è fatto più furbo.
Servitevi pure. Non so come dirvelo, ma al momento sono fuori
(3,6 U.A. dalla Terra)
| Titolo | Data |
|---|---|
| Pratiche Sessuali | 14/10/2007 - 00:23 |
| Nomadi | 10/10/2007 - 12:31 |
| Orgoglio Mascolino | 19/09/2007 - 10:26 |
| El Perro Negro | 03/09/2007 - 12:18 |
| Il più bel giorno della nostra vita | 15/10/2006 - 01:32 |
| Attesa | 12/10/2006 - 17:23 |
| Tempo Supplementare | 27/09/2006 - 13:57 |
| Una favola moderna | 18/09/2006 - 15:56 |
| L'attacco | 12/09/2006 - 10:20 |
| Il segreto dei Nuraghi | 04/09/2006 - 13:28 |
| Lo scolaro G | 31/07/2006 - 11:03 |
| Oltremondo | 07/07/2006 - 21:57 |
| Corro | 28/06/2006 - 18:51 |
| Fratelli d'Italia | 22/06/2006 - 02:23 |
| Enter | 15/06/2006 - 13:18 |
| Calore | 09/06/2006 - 13:32 |
| Intercettazioni | 25/05/2006 - 13:03 |
| Anniversari | 24/05/2006 - 11:05 |
| L'ispettore | 17/05/2006 - 11:45 |
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| Il contagio | 27/04/2006 - 17:37 |
| La mossa dell'ippocampo | 23/04/2006 - 00:21 |
| Sorprese | 15/04/2006 - 10:46 |
| L'emissario 2 | 14/04/2006 - 09:33 |
| Penitenziario | 07/04/2006 - 13:06 |
| Il circolo della fine del mondo | 01/04/2006 - 01:45 |
| Screensaver | 28/03/2006 - 11:12 |
| Risvegli | 18/03/2006 - 19:09 |
| Lettera dal fronte | 18/02/2006 - 13:46 |
| Reality | 16/02/2006 - 13:41 |
| Strategie elettorali | 10/02/2006 - 14:33 |
| I rappresentanti | 07/02/2006 - 12:04 |
| Cinque strane abitudini | 02/02/2006 - 09:24 |
| Le storie brevi | 30/01/2006 - 23:27 |
| Alta personalità | 28/01/2006 - 23:55 |
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| Il ragazzo venuto dall'Argentina | 09/01/2006 - 10:46 |
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| Il primo mutante | 13/12/2005 - 09:47 |